1. COSA SONO LE EDIZIONI DIGITALI

Il seminario è tenuto da Alberto Rosselli Del Turco e si concentra su quali sono le edizioni digitali, la filologia digitale e il loro impatto sugli studi umanistici.

1.1 Concetti di base della filologia digitale

La filolgia digitale è definita come l’applicazione di strumenti e metodi informatici alla critica testuale per la creazione di edizioni digitali (diplomatiche, critiche, filologia d’autore, ecc). l’obiettivo principale è produrre un testo affidabile per lo studio accademico, come avviene nella filologia tradizionale.

1.2 Differenze con la filologia computazionale

La filologia computazionale si concentra sullo sviluppo di strumenti software per l’analisi automatizzata dei testi. La filologia digitale utilizza strumenti digitali per realizzare edizioni accademiche.

1.3 Evoluzione della terminologia

Nel tempo sono stati usati diversi termini per descrivere le edizioni digitali:

  • Filologia computazionale (Bozzi) focalizzata sul software;
  • Edizione elettronica, termine usato negli anni ‘90;
  • Edizione digitale, termine attuale che sottolinea la specificità accademica.

2. EDIZIONI CARTACEE vs. DIGITALI

Edizioni cartacee ed edizioni digitali differiscono per molteplici aspetti.

  • Struttura ipertestuale: permettono di navigare tra testo, immagini e metadati.
  • Interazione con il lettore: possono includere strumenti di ricerca avanzata.
  • Aggiornabilità: è possibile aggiornarle e modificarle nel tempo.
  • Accessibilità: possono essere distribuite su web senza limiti fisici.

2.1 Limiti delle edizioni cartacee:

  • Spazio fisso per testo e apparti critici.
  • Linguaggio di apparato sintetico e compresso.
  • Mancanza di varianti ortografiche.
  • Costo elevato della stampa di edizioni sinottiche.

2.2 Storia ed evoluzione delle edizioni digitali

Negli anni ‘90 le prime edizioni digitali erano su supporti ottici (CD\DVD), spesso limitate e dipendenti da software proprietario. Con il passaggio al web si elimina il problema della compatibilità con vecchi software e si ha una diffusione più ampia.

2.3 Tipologie di edizioni digitali

  • Biblioteche digitali e database testuali (es. Oxford Text Archive)
  • Edizioni ipertestuali (es. Electronic Beowulf con immagini e trascrizioni)
  • Edizioni basate su immagini (riproduzioni facsimilari con trascrizione diplomatica)
  • Edizioni collaborative e sociali (es. crowdsourcing per trascrizioni)
  • Aggregatori di edizioni digitali (es. MESA per il Medioevo, NINES per il Novecento)

2.4 Aspetti caratterizzanti ciascuna edizione

AspettoEdizione cartaceaEdizione digitale
StrutturaLineareIpertestuale
Spazio per il testoLimitatoIllimitato
Apparati criticiSinteticiCompleti e navigabili
Costi di produzioneElevatiRidotti
Facilità di aggiornamentoDifficileImmediato

3. TECNOLOGIE E FORMATI PER LE EDIZIONI DIGITALI

  • Formato testo: XML-TEI (Text Encoding Initiative) è lo standard per la codifica testuale accademica.
  • Formato immagini: JPEG, TIFF, IIIF (International Image Interoperability Framework).
  • Software di pubblicazione: Oxygen XML Editor, EVT (Edition Visualization Technology).
  • Indipendenza da hardware/software: XML garantisce accessibilità su qualunque piattaforma.

3.1 Codifica e marcatura testuael

Il testo deve essere marcato per il suo significato, non per il suo aspetto. XML permette di descrivere la struttura del testo (capitoli, paragrafi, versi), gli elementi critici (varianti, correzioni, annotazioni), i collegamenti ipertestuali tra documenti. Ovviamente, XML ha anche dei limiti poichè non supporta gerarchie multiple e ciò richiede a volte soluzioni complesse.

3.2 Problemi e sfide delle edizioni digitali

  • Durata nel tempo: le edizioni devono essere conservate in formati standard per garantirne la leggibilità futura.
  • Riconoscimento accademico: le edizioni digitali devono essere riconosciute e valutate alla pari delle pubblicazioni cartacee.
  • Formazione: i filologi devono acquisire competenze digitali per poter creare e gestire edizioni digitali in autonomia.

3.3 Il ruolo del filologo digitale

Il filologo digitale deve avere competenze in:

  • filologia tradizionale (critica testuale, stemmatica, trascrizione).
  • XML-TEI per la marcatura testuale.
  • tecnologie web (HTML, CSS, JavaScript per la pubblicazione).
  • metodi di analisi dati (ontologie, linguaggi di programmazione come Python o JavaScript).

Inoltre, il filologo digitale deve collaborare con informatici umanisti: il filologo non deve essere un programmatore, ma deve conoscere le basi delle tecnologie digitali per lavorare in team interdisciplinari.

3.4 Conclusioni

Le edizioni digitali sono strumenti di ricerca, non di lettura. sono più flessibili delle edizioni cartacee, ma richiedono un cambio di mentalità e competenze. Il filologo deve adattarsi a nuove metodologie e strumenti digitali. Ovviamente, le edizioni digitali non sostituiscono le edizioni cartacee, ma le integrano, permettendo una fruizione più ampia e interattiva.

4. CHE COS’È LA TEI

La Text Encoding Initiative è uno standard internazionale per la codifica e la rappresentazione digitale di testi in ambito umanistico, archivistico e bibliografico. Ha divesi tipi di moduli, tra cui quelli utili per un’edizione diplomatica:

  • msdescription, per la descrizione del manoscritto;
  • transcr, per la trascrizione di fonti primarie;
  • textcrit, per la gestione dell’apparato critico;
  • analysis, elementi per l’analisi del testo;
  • gaiji, modulo che permette di gestire caratteri non standard.

Il modulo textcrit (Critical Apparatus) è il più datato di tutti i moduli TEI. Questo modulo offre elementi per la codifica dell’apparato critico (gestione dei testimoni) e metodi per collegare le voci dell’apparato critico al testo.

Tra gli elementi per l’apparato critico troviamo:

  • app voce di apparato critico
  • lem indica la lezione del testo base
  • rdg una variante rispetto al testo base
  • note nota critica, può contenere un’intera, più discorsiva voce d’apparato.

4.1 Metodi di collegamento

TEI predispone tre metodi diversi per collegare l’apparato critico con il testo base:

  • metodo location-referenced
  • metodo double-end-point-attached
  • metodo parallel segmentation

Ognuno presenta vantaggi e svantaggi, il più usato è il metodo parallel segmentation per vari motivi.

Tra i vantaggi:

  • codifica in-line, più intuitivo rispetto al metodo double-end-point-attached
  • varianti possono annidarsi (si può provare a sovrapporle, con un po’ di creatività, ma non è raccomandato!)
  • consente di ricostruire il testo di tutti i testimoni (come il metodo double-end-point-attached)
  • supporta < app > senza < lem > ovvero si può fare a meno di un testo base

4.2 Metodo parallel segmentation

Il più popolare e diffuso perchè è il più semplice e conveniente. Ha anche degli svantaggi:

  • le varianti possono annidarsi (ma non possono sovrapporsi)
  • solo in-line, niente apparato esterno (markup di tipo stand-off)
  • meno adatto per tradizioni complesse.